MAROCCO, UN VIAGGIO CHE CI CAMBIO’ LA VITA


Inverno 2019/2020.

Dopo aver trascorso la seconda stagione lavorativa nei Paesi Baschi Francesi, al nostro rientro in Sardegna, decidemmo di riallestire il nostro vecchio Iveco Daily, l’allestimento originale (Marco polo Safariways) ci stava stretto, fu allestito in origine  per poter ospitare cinque persone, di conseguenza gli spazi erano veramente inutili viaggiando in due. Passammo due mesi lavorando ininterrottamente per riallestirlo  in base alle nostre esigenze con tanta fatica e molti imprevisti, per fortuna ne fummo ripagati dalla soddisfazione finale.

Così, con tanta voglia di inaugurare il nuovo allestimento, a gennaio, prendemmo la decisione di partire in Marocco approfittando del clima mite nord Africano e delle sue onde oceaniche. Il nostro viaggio prevedeva un biglietto di sola andata (Genova-Tangeri) con l’idea di rimanere un mese nel continente Africano per poi rientrare in Sardegna passando da Spagna e Portogallo.

Al nostro arrivo dopo aver trascorso 54 ore in nave, provammo per la prima volta il nuovo letto in coda dormendo nel porto di Tangeri. Felicissimi della comodità dei nuovi spazi interni, iniziammo la nostra esperienza Marocchina.

Ci dirigemmo direttamente verso sud, la nostra idea era raggiungere il Sahara occidentale per poi risalire  verso nord, visitando tranquillamente tutta la parte oceanica durante il  nostro rientro. Impiegammo tre giorni per raggiungere Sidi Ifni, un piccolo villaggio di pescatori situato nella provincia di Guelmim-Oued Noun, dove ritrovammo un amico con il suo van, con il quale saremmo scesi per esplorare, in sua compagnia, il Sahara occidentale. Eravamo ormai da qualche giorno nel continente Africano avendone visto principalmente solo strade. La nostra idea era il sud è quando ci poniamo un obbiettivo decisamente riusciamo a cambiare idea! Ci mettemmo in strada con Alessandro, per percorrere 300 km in mezzo al deserto raggiungendo così Tarfaya, dove speravamo, essendo un luogo così isolato, di surfare onde in solitaria. Dopo circa 50 km percorsi ci imbattemmo in una tempesta di sabbia, che in breve tempo iniziò ad intensificarsi ad un livello tale che durante il passaggio vicino ad una caserma militare in mezzo al deserto, ci fermò la polizia, consigliandoci di accostare per aspettarne la fine. Dopo aver controllato le previsioni meteorologiche ci rendemmo conto che la fine sarebbe stata dopo tre giorni! Non potevamo rimanere così tanto tempo in mezzo al niente, cosi decidemmo di rimetterci in strada, ad una velocità massima di 50km orari impiegammo circa 7 ore per percorrere 200km, uno dei viaggi più adrenalinici della nostra vita! Al nostro arrivo a Tarfaya, trovammo riparo dietro le mura di un palazzo militare abbandonato, aspettammo la fine della tempesta rinchiusi dentro il furgone per due giorni, con la sabbia che ci entrò persino dentro le mutande!

Dopo due giorni mangiando sabbia, il miraggio! Un raggio di sole illuminava l’oceano di color deserto, e dopo pochi passi, ci rendemmo conto che proprio a pochi metri dal nostro riparo, frangevano onde molto vicine alla perfezione! Una ricompensa che ricorderemo per tutta la vita.

Dopo qualche giorno passato nel Sahara occidentale decidemmo di separarci da Alessandro, iniziando il nostro viaggio verso nord con tante tappe previste sulla costa atlantica, così da poter conciliare la nostra passione delle onde con la cultura Marocchina. Dopo pochi giorni iniziò a sentirsi parlare del covid ma non ci preoccupammo molto, i nostri piani continuarono come avevamo previsto, finché da un giorno all’altro ci arrivò la notizia della chiusura delle frontiere. Non sapendo come comportarci, essendo una situazione surreale, decidemmo di contattare l’Ambasciata Italiana. La loro risposta fu, di lasciare il nostro camper in Marocco per poter rientrare in Italia con un volo di rimpatrio, oppure di rimanere ad aspettare la riapertura delle traversate marittime. Noi chiaramente non avendo nessuna intenzione di lasciare la nostra casa e tanto meno di rientrare in Italia visto la situazione folle che ci si sarebbe presentata al nostro rientro, decidemmo di cercarci un posto tranquillo attendendo la riapertura delle frontiere. La situazione in nord Africa si presentava molto più rilassata rispetto a quella Italiana, così scegliemmo di tornare in un posto dove eravamo già stati, sapendo che saremmo potuti rimanere isolati ma allo stesso tempo non lontano dal paese per poter caricare acqua e fare la spesa, ma soprattutto saremmo stati fronte ad uno degli spot surfistici più belli al mondo, IMSOUANE. Ci parcheggiammo  in fondo ad una stradina sulla falesia, ad 1km dal paese di pescatori, con una scalinata che scendeva direttamente alla spiaggia. Oltre a noi, fecero la stessa scelta il nostro amico Alessandro ed un ragazzo Belga di nome Philip. Ci ritrovammo a fare una piccola comunità di tre van, aspettando un possibile rientro in Europa. I mesi passarono creandosi, una routine Marocchina alla quale non potevamo lamentarci, le nostre giornate erano caratterizzate dal surf, passeggiate in spiaggia, qualche grigliata di pesce in compagnia dei nostri vicini amici e relax. L’unico inconveniente riguardava il carico dell’acqua, siccome la stradina sulla falesia era molto stretta e rovinata preferimmo non spostare mai il camper. Ci organizzammo con quattro bidoni da cinque litri, facendo tre chilometri  a piedi per caricare 60 litri di acqua  che ci sarebbero bastati per i tre giorni successivi e così via, per quasi quattro mesi.

Un periodo che ci portò a riflettere molto sul nostro futuro, capimmo che da un momento all’altro tutto potrebbe cambiare, mandando in fumo progetti e vite di tante persone. Prima di partire per il Marocco anche noi stavamo progettando un attività, alla quale avremmo dovuto dedicare tutte le nostre forze con tanti sacrifici, ma molte incertezze ci turbavano, sentivamo che non stavamo seguendo il flusso del nostro destino. Finché un giorno in spiaggia accadde una situazione bizzarra, un incontro particolare che ci illuminò la nostra strada, tutte le incertezze ad un tratto svanirono. Fu così che prendemmo la decisione di voler viaggiare attorno al mondo con un camion a tempo indeterminato. Iniziammo mettendoci alla ricerca di un veicolo che potesse rispecchiare tutte le nostre esigenze e come per segno del destino ci imbattemmo sull’annuncio di Mannu, non ci sembrò possibile di trovare il mezzo perfetto in Italia, già omologato con una cellula creata in Germania senza alcun allestimento, così da poterci costruire la nostra casa in ogni singolo dettaglio. Tutto ciò che desideravamo con una semplicità surreale. Trovato il mezzo, dovemmo trovare il modo di rientrare in Europa per poter vendere il nostro Iveco Daily e recuperare Mannu a Bolzano. Sapendo che la Francia stava organizzando traversate di rimpatrio Tangeri- Malaga provammo a compilare il modulo di richiesta per poterci imbarcare con l’ambasciata Francese. Scettici di un eventuale risposta essendo noi Italiani. Come per miracolo, dopo tre giorni ci contattarono comunicandoci che ci saremmo potuti imbarcare il giorno seguente con una delle loro navi. Increduli di come tutto stesse andando nel verso giusto, ci avviammo verso Tangeri dopo quasi cinque mesi di permanenza in MOROCCO e con tanta voglia di iniziare a vivere la nostra vita in viaggio.

Pubblicato da storiedimannu

Viaggiare con un Mercedes 813 lp del 1983! Racconti di viaggio, Itinerari, consigli utili per viaggiare attorno al mondo con un camion.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: